









Gnè festival (2026)
Blocchi di ghiaccio raccolti lungo la strada vengono fotografati nel momento in cui la loro forma si dissolve e torna acqua, conservando tracce e frammenti del loro attraversamento.
Accanto, due saponette in marmo — testa e pelle — trasformano un gesto quotidiano di cura in una materia permanente, evocando la fragilità del corpo e dello spirito.
Due lavori che si incontrano nell’acqua e nel tempo, tra ciò che si consuma, ciò che cambia e ciò che rimane.
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